mercoledì 7 novembre 2012

Castagne e caldarroste


Periodo di castagne e scampagnate nei boschi, il tempo lo permette il desiderio è tanto così giorni addietro siamo andati nella nostra piccola porzione di castagneto su in montagna a raccogliere i gustosi frutti.  

In  questa zona della Sila i nostri nonni e bisnonni avevano escogitato uno stratagemma per rendere più appetibili i frutti del riccio innestandoli e ottenendo così una varietà di castagna molto più dolce e saporita  di quella selvatica. 

Così sotto un bell’esemplare di circa cento anni ho acceso il fuoco  e mentre la mia signora si dilettava a raccoglierle io da provetto cuoco del forchettone alla brace mi sono industriato ad arrostir castagne nzerte (così in dialetto) che in italiano starebbe per castagne innestate. Avevo con me anche un mezzo litro di quello buono e ne uscì fuori un arrostimento coi fiocchi. 

Dopo per smaltire i due bicchierozzi e il chilo di castagne arrostite fra brace e cenere direttamente sulla nuda terra mi diressi in cerca di legni idonei alla fabbrica di pendoli sensibili alla rilevazione di geomagnetismi e campi energetici nocivi per la salute. Non riuscendo a scindere l’utile dal dilettevole mi ingegnai appunto su per la boscaglia lasciando moglie e suocera a completare la scorta di marroni da portare a casa.
Siccome non esco mai in campagna, boschi, eccetera privo dei miei amati strumenti tirai fuori dalla custodia l’amato biotensor aramen e partii appunto a caccia di legni sensibili alle emanazioni della terra, del cosmo e dell’energia elettrica.

Imboccato un sentiero su pel quale avevano transitato da circa metà 800  i piedi di tutta la mia famiglia  giunsi sull'altro versante della montagna proprio sotto i cavi di una malaugurata linea dell’alta tensione da cui gli orrendi tralicci sono deturpati i paesaggi e le campagne di tutta Italia.   

Qui il mio nobile strumento prese finalmente a vibrare velocemente su e giù quasi con violenza rispondendo così alla muta domanda che gli rivolgevo ormai da più di mezzora senza ricavarne risposta. Fra gli arbusti e i grandi alberi sotto i fili carichi di energia elettrica aramen diceva senza sosta: - va bene, va bene. 

Così compresi l’arcano e scelsi un paio di robusti rami di melo selvatico che segai e ridussi a pezzi da un metro che poi scortecciai e mi portai via soddisfatto. Nulla di più valido di un albero nato e cresciuto sotto un traliccio dell’alta tensione per ricavare uno strumento idoneo a cercare in camera da letto e sotto le scrivanie le zone di radiazione geopatogena. Senza contare che il melo selvatico era il legno preferito dei celti per la fabbricazione dei loro strumenti divinatori.  Giunsi al campo base in tempo per sbucciare le ultime castagne lasciate al caldo sotto la cenere…